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Utente: Diverdalce
Scrivere ti aiuta a pensare! Forse è questo il motivo vero per il quale ho iniziato a scrivere. Giunto oramai al declinare del cammin de’ la mia vita, scrivendo ho provato a riflettere. Mi sono dato alla ricerca delle radici, mie e della mia gente, le radici del popolo dei Carni. Radici più antiche di quelle cristiane, di quelle romane. Radici che si affondano nel terreno del tempo, prima della storia. Radici che sono rimaste tra le righe dei racconti, in tante leggende popolari. E dalle radici del popolo, sono passato alla ricerca sulle mie radici individuali, alla ricerca del senso della mia vita. Da dilettante, sia della ricerca che della scrittura! Un hobby dal quale, (proprio perché deve restare tale), non ti attendi altro che la soddisfazione personale. Un hobby che richiede la pubblicazione di quanto si è scritto, perché è solo l’esito finale della trasformazione in libro, che ti consente di smettere di riprendere e trasformare per l’ennesima volta uno scritto. (http://www.piutti.it)

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sabato, 07 novembre 2009

La favole di Perdovere e Perpiacere.

100D0966Nel paese di -------viveva una volta una mamma sola con il suo figlio, come capita spesso perché il padre era s’era trovato una nuova compagna. Giacomino il figlio, forse perché traumatizzato dalla mancanza del padre era una peste e faceva dannare la mamma ,soprattutto per le sue pretese e la sua maleducazione. La mamma disperata alla fine si fece venire una idea:
“D’ora in poi, disse al figlio io ti chiamerò Perdovere e tu invece di chiamarmi mamma, mi chiamerai con il soprannome di Per piacere”.
“Se è tutto qui! disse Giacomino, “non ho problemi a stare al gioco”.
            Da quel giorno la mamma inizio a rivolgersi a lui con il nuovo nome.
 “Perdovere” gli diceva, “aiutami in casa”. “Perdovere aiutami nell’orto!”
            A sua volta Giacomino invece che dire “mamma preparami la merenda”, prese a dire “Perpiacere preparami la merenda”, “Per piacere trovami dove ho i vestiti!”
            Questa storia del Perdovere e Perpiacere andò avanti per alcune settimane, finchè Giacomino capì la lezione. Riprese a dire mamma, ma a chiederle ogni cosa “per piacere” e a ubbidirle riconoscendo che era un suo dovere farlo

postato da: Diverdalce alle ore 01:25 | link | commenti
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domenica, 25 ottobre 2009

Il Comune telematico.

C@S@: il comune domotico.
 
          Il nonno mi raccontava di come alla sera era vivo il paese ai suoi tempi. Non era arrivata ancora l’elettricità. Per le strade i rari passanti si facevano luce con il lampione a petrolio. Le finestre delle case vivevano dei riflessi delle fiamme del focolare, e agitavano le ombre sulla via. C’era luce anche nelle finestrelle di qualche stalla. Al caldo prodotto dagli animali vi si raccoglievano a gruppi le persone, passando il tempo a parlare e raccontare, in “file” come si era soliti dire. Il paese viveva nel primo farsi del buio della notte nel respiro d’un intrecciarsi di luci ed ombre, nell’eco di parole, di battute e di saluti prima di sciogliersi nel silenzio profondo della notte.
          Ora il paese è diverso. L’acciottolato delle strade è stato sostituito dall’asfalto, le case sono tutte rimesse a nuovo. Il Comune ha illuminato a giorno tutte le strade. Ma il paese pare un deserto di luce, che illumina case morte. Dalle tapparelle abbassate non filtra un filo di luce. Potresti pensare che siano tutte disabitate, se non si sentissero uscire delle voci. Non sono le voci della gente del paese, ma quelle metalliche e impersonali della televisione. Tutti si sono chiusi in casa, muti tra loro, a subire le immagini e le parole che escono dal televisore.
          E si legge che ci sarà un ulteriore sviluppo: quello della domotica. Le tapparelle si chiuderanno da sé all’arrivo dei proprietari e da sé s’accenderà la televisione, mentre il riscaldamento si è acceso a distanza, prima ancora che il proprietario arrivi a casa. La casa sarà sempre più accogliente, addirittura intelligente per capire, anche a distanza i desideri degli abitanti ed adattarsi alle loro esigenze.  
            La casa di chiuderà sugli abitanti, perfetta…come una cassa da morto, perché l’abitante potrà fare proprio il morto, per subire la tecnologia che muove la casa, la televisione che lo imbonisce. L’uomo nella sua casa intelligente non avrà più nulla da fare, nulla da pensare, appunto come un morto nella sua cassa….
            Come uscire? Tornare al passato del racconto di mio nonno? Non avrebbe senso! La soluzione, una vera favola del futuro l’ha trovata il nuovo sindaco del mio paese.
            Il paese è stato coperto da una rete virtuale di collegamenti a banda larga per cui da ogni punto ci si può collegare ad internet. Si è messo assieme un cluster di aziende che hanno prodotto un televisore interattivo, e il Comune ha attivato un sistema di finanziamenti agevolati perché tutte le famiglie potessero dotarsi del nuovo strumento. Si tratta d’un grande schermo a 52 pollici LCD che trasforma il salotto di ogni casa in un home teatro. Non è però una televisione ma è il monitor di una postazione internet, che permette di vedere i canali televisivi, ma anche di interagire.
            Ogni famiglia è diventata così cella dell’alveare informatico in cui si è trasformato il paese!...
            E’ stato così possibile riprendere le serate “in file” di cui parlava il nonno. Ma non occorre andare nelle stalle, si può stare comodamente sprofondati del divano del salotto. Lo schermo  dello speciale televisore si può dividere fino a 100 piccoli riquadri ed ogni riquadro è occupato dall’immagine d’una persona che partecipa ad una discussione. Il sistema è programmato per dare per un minuto la parola a chi la chiede, e questo obbliga le persone ad essere stringate e rende animato il dibattito. La persona che parla viene collocata automaticamente al centro dello schermo, e si vedono le altre 99 in ascolto.
            Ci sono più gruppi di dibattito, perché ognuno può lanciare un tema, fissando il momento per l’apertura della discussione. Dall’interesse del tema dipende il numero dei partecipanti. Alcuni si sono messi d’accordo di vedere lo stesso film per poi discuterne ed hanno così fatto nascere un cineforum di paese. Altri invece vedono la stessa partita di calcio, dividendo lo schermo in due parti, in una si vede la partita e nell’altra gli spettatori in rete del paese con i relativi commenti. Si è anche diffusa la moda dei viaggi virtuali: a gruppi ci si mette d’accordo di visitare una città o un museo e poi si mettono assieme le immagine che si sono riportare, i commenti che si sono fatti…
            Da alcuni giorni, inoltre, si è aperto un dibattito su come riscrivere la storia del paese e tutti si stanno dando da fare a recuperare documenti, mentre si discute sulle varie teorie o leggende che si conoscono sul paese. Partecipano convinti anche gli immigrati che così, sviluppano un processo di identificazione nel paese, che sviluppa anche in loro lo spirito di appartenenza.
            Interessante il dibattito che si è sviluppato sul fatto che un tempo il paese si definisse come “vicinia”, e quindi su quanto le riforme del nuovo sindaco tecnologico potessero aiutare a rifare del paese una vera “vicinia” sviluppando di nuovo i rapporti di prossimità tra le famiglie…
            Altrettanto interessante il fatto che a questa vita virtuale del paese possono partecipare anche gli emigrati ed infatti ai gruppi di discussione partecipano anche persone dalla Francia e dalla Svizzera e persino dall’Australia. Come ogni casa ha un televisore così ogni persona è stata dotata di un palmare che serve da telecomando ma consente anche di scaricare i programmi. Così le persone possono restare collegate anche quando sono fuori casa ed anche fuori paese.
            Ciò che più era cambiato nel Comune era il rapporto dei cittadini con l’amministrazione. Il Sindaco anticipava in internet tutte le delibere sia di Giunta che di Consiglio e sulle delibere si apriva un dibattito preventivo, una sorta di sondaggio d’opinioni che poi veniva tenuto presente nelle sedute convocate per deliberare formalmente. Il Sindaco in primis, ma anche tutti gli Assessori avevano aperto un forum di discussione con i cittadini. Era poi possibile richiedere ed avere a casa ogni tipo di documento comunale, e anche documenti di altri organismi che il Comune si faceva carico di ottenere per conto dei suoi cittadini.
            Anche la scuola del paese è stata dotata d’un televisore interattivo che sostituisce la classica lavagna, e gli scolari fanno teledidattica usando internet come fonte di informazioni e collegandosi con altre scuole nel mondo che usano sistemi analoghi. Al pomeriggio poi il sistema viene utilizzato per costituire dei gruppi di lavoro per il doposcuola, consentendo ad una sola maestra di seguire più gruppi di scolari che formano, sia sul monitor di casa che su quello della scuola, un aula virtuale. Con questo sistema anche gli scolari che sono ammalati possono continuare a seguire le lezioni da casa. Mentre i genitori possono entrare nelle pagine dei loro figli a scuola per sapere se sono presenti, ma anche per conoscere in tempo reali i voti. Tutti gli studenti poi, in quanto cittadini sono dotati di un palmare con il quale si può partecipare alle lezioni virtuali e scaricare i compiti, e nelle giornate di primavera possono partecipare al doposcuola standosene all’ombra di qualche albero in campagna e d’inverno passeggiando sulla neve.
            Nel portale del paese sono state aperte delle pagine per ogni famiglia, pagine fatte in modo che si possano riempire con estrema facilità. A tutti sono state dati degli indirizzi mail nome.cognome@ilpaese.it e il fatto ha contribuito a sviluppare il processo di identificazione. Comunque sono stati anche organizzati degli incontri nei quali i nipoti hanno spiegato ai nonni come riempire le pagine, come chattare, come telefonare con Skype vedendo l’interlocutore, e tutte le famiglie si sono fatte un loro piccolo sito con la storia della loro famiglia.
            Il negozio di alimentari, la macelleria, il fornaio si sono fatti un sito un po’ più complesso con la possibilità di ordinare on line i loro prodotti. Lo stesso hanno fatto anche alcuni produttori locali soprattutto di prodotti agroalimentari. E’ quindi ora possibile per ogni famiglia ordinare da casa la spesa fatta in paese e per i produttori locali si è attivata la “filiera corta” vantaggiosa sia per i produttori che per i consumatori. C’era il problema di chi la dovesse portare la spesa ordinata tramite web…Il Sindaco è riuscito ad ottenere che le Poste appaltassero ad una cooperativa di giovani il servizio di distribuzione della corrispondenza, e questi si sono organizzati per portare oltre che la posta i prodotti ordinati on line, le medicine ordinate alla farmacia…
            Ha aderito al sistema anche il medico del paese, il barbiere, la parrucchiera ed altri prestatori di servizi per cui si possono prenotare visite e incontri, evitando di fare le code. Un giovane un po’ scapestrato, appassionato di informatica, aveva proposto di coinvolgere il parroco per prenotare le confessioni, ma questi si era schermito e l’idea era caduta, come ne erano cadute tante altre…“Le confessioni sono come la morte”, aveva sostenuto il vecchio parroco, “non si possono prenotare!” E di fronte ad una affermazione così categorica ha dovuto arrendersi anche l’entusiasmo del Sindaco per l’innovazione tecnologica.
            Il giovane era invece riuscito a sviluppare un sistema per cui i vecchi potevano riunirsi virtualmente a giocare a carte, ed anche alla morra, evitando di dover uscire con il brutto tempo. S’era poi messo in società con altri giovani del paese ed avevano attivata una software house che in telelavoro aveva clienti in tutta Europa ed anche negli USA.
Un tempo i Sindaci si distinguevano nel proclamare il loro Comune “denuclearizzato” il nostro  volle distinguersi proclamando il primo Comune “demonetizzato” del mondo. Su sua iniziativa, la cooperativa dei postini ha definito una convenzione con le poste per la quale gli addetti sono stati dotati d’uno strumento che ricarica le carte di credito. Tutti gli abitanti hanno quindi avuto in dotazione una carta che viene ricaricata a domicilio e che consente di fare ogni tipo di spesa in paese. Anche il bicchiere di vino al bar viene pagato con la carta e nel paese è scomparso quindi l’uso della moneta. Lo strumento in dotazione ai postini fa anche le funzioni di bancomat, è quindi possibile per  gli abitanti rifornirsi a domicilio dei soldi che dovranno spendere fuori paese.
Anche il parroco che aveva avuto dei problemi per la prenotazione delle confessioni si è adeguato al sistema ed ha dotato il sacrestano di un lettore di card. Così durante la Messa non gira più con la borsa delle offerte ma con un strumento nel quale i parrocchiani inseriscono la card e digitano l’offerta voluta.
Il computer che comanda il monitor del salotto è anche un server che riceve impulsi dall’interno della casa e li trasmette all’esterno. Così si è attivata una centrale di assistenza ai risparmi che tiene sotto controllo i consumi di luce e gas di ogni abitazione, avvertendo gli interessati in caso di anomali. Più importante è il risultato che si ottiene con il sistema sotto il profilo dell’assistenza domiciliare. Tutti quelli che hanno dei problemi vengono dotati di sensori che tengono monitorati i valori che è opportuno tenere sotto controllo, e presso la Casa di Riposo si è allestito un centro in grado di intervenire ogniqualvolta il sistema segnala delle variazioni fuori norma. Così, soprattutto per gli anziani, si è così riusciti a ridurre le accoglienze in casa di riposo, privilegiando l’assistenza a domicilio
          Anche nel mondo delle favole non tutto va a fagiolo… Anche nel nostro paese il Sindaco viene criticato, come in tutti i paesi, soprattutto dall’opposizione. Chi è dall’altra parte infatti, non si sa bene se per una questione di principio o d’intelligenza non riesce ad ammettere che  la rivoluzione tecnologica introdotta dal sindaco ha  del miracoloso a livello planetario, ha infatti sfatato l’idea che la tecnologia è disumanizzante, e l’ha trasformata invece in un mezzo per fare del suo paese una vera “vicinìa”, un mezzo per avvicinare tra loro le persone, il sistema di relazioni virtuali per favorire lo sviluppo del sistema di relazioni interpersonali.
            Con il nuovo sistema però il Sindaco ha ottenuto il vantaggio di poter sentire direttamente l’opinione della gente, e supportato da sondaggi che gli danno dei gradimenti intorno al 90% (compreso il mio!) va avanti imperterrito nella sua riforma per il Comune domotico. Auguri!...

postato da: Diverdalce alle ore 18:41 | link | commenti
categorie: favole e realtà
giovedì, 22 ottobre 2009

La favola dell domotica.

C@S@: la vicinìa domotica.
 
          Il nonno mi raccontava di come alla sera era vivo il paese ai suoi tempi. Non era arrivata ancora l’elettricità. Per le strade i rari passanti si facevano luce con il lampione a petrolio. Le finestre delle case vivevano dei riflessi delle fiamme del focolare, e agitavano le ombre sulla via. C’era luce anche nelle finestrelle di qualche stalla. Al caldo prodotto dagli animali vi si raccoglievano a gruppi le persone, passando il tempo a parlare e raccontare, in “file” come si era soliti dire. Il paese viveva nel primo farsi del buio della notte nel respiro d’un intrecciarsi di luci ed ombre, nell’eco di parole, di battute e di saluti prima di sciogliersi nel silenzio profondo della notte.
          Ora il paese è diverso. L’acciottolato delle strade è stato sostituito dall’asfalto, le case sono tutte rimesse a nuovo. Il Comune ha illuminato a giorno tutte le strade. Ma il paese pare un deserto di luce, che illumina case morte. Dalle tapparelle abbassate non filtra un filo di luce. Potresti pensare che siano tutte disabitate, se non si sentissero uscire delle voci. Non sono le voci della gente del paese, ma quelle metalliche e impersonali della televisione. Tutti si sono chiusi in casa, muti tra loro, a subire le immagini e le parole che escono dal televisore.
          E si legge che ci sarà un ulteriore sviluppo: quello della domotica. Le tapparelle si chiuderanno da sé all’arrivo dei proprietari e da sé s’accenderà la televisione, mentre il riscaldamento è stato acceso a distanza, prima ancora di arrivare a casa. La casa sarà sempre più accogliente, addirittura intelligente per capire, anche a distanza i desideri degli abitanti ed adattarsi alle loro esigenze.  
            La casa di chiuderà sugli abitanti, perfetta…come una cassa da morto, perché l’abitante potrà fare proprio il morto, per subire la tecnologia che muove la casa, la televisione che lo imbonisce. L’uomo nella sua casa intelligente non avrà più nulla da fare, nulla da pensare, appunto come un morto nella sua cassa….
            Come uscire? Tornare al passato del racconto di m io nonno? Non avrebbe senso! La soluzione, una vera favola del futuro l’ha trovata il nuovo sindaco.
            Il paese è stato coperto da una rete virtuale di collegamenti a banda larga per cui da ogni punto ci si può collegare ad internet. Si è messo assieme un cluster di aziende che hanno prodotto un televisore interattivo, e il Comune ha attivato un sistema di finanziamenti agevolati perché tutte le famiglie potessero dotarsi del nuovo strumento. Si tratta d’un grande schermo a 52 pollici LCD che trasforma il salotto di ogni casa in un home teatro. Non è però una televisione ma è il monitor di una postazione internet, che permette di vedere i canali televisivi, ma anche di interagire.
            Ogni famiglia è diventata così cella di un alveare informatico!...
            E’ stato così possibile riprendere le serate “in file” di cui parlava il nonno. Lo schermo si può dividere fino a 100 piccoli riquadri ed ogni riquadro è occupato dall’immagine d’una persona che partecipa ad una discussione. Il sistema è programmato per dare per un minuto la parola a chi la chiede, e questo obbliga le persone ad essere stringate e rende animato il dibattito. La persona che parla viene collocata automaticamente al centro dello schermo, e si vedono le altre 99 in ascolto.
            Ci sono più gruppi di dibattito, perché ognuno può lanciare un tema, fissando il momento per l’apertura della discussione. Dall’interesse del tema dipende il numero dei partecipanti. Alcuni si sono messi d’accordo di vedere lo stesso film per poi discuterne ed hanno così fatto nascere un cineforum di paese. Altri invece vedono la stessa partita di calcio, dividendo lo schermo in due parti, in una si vede la partita e nell’altra gli spettatori in rete del paese con i relativi commenti. Si è anche diffusa la moda dei viaggi virtuali: a gruppi ci si mette d’accordo di visitare una città o un museo e poi si mettono assieme le immagine che si sono riportare, i commenti che si sono fatti…
            Da alcuni giorni, inoltre, si è aperto un dibattito su come riscrivere la storia del paese e tutti si stanno dando da fare a recuperare documenti, mentre si discute sulle varie teorie o leggende che si conoscono sul paese. Partecipano convinti anche gli immigrati che così, sviluppano un processo di identificazione nel paese, che sviluppa anche in loro lo spirito di appartenenza.
            Interessante il dibattito che si è sviluppato sul fatto che un tempo il paese si definisse come “vicinia”, e quindi si quanto le riforme del nuovo sindaco tecnologico potessero aiutare a rifare del paese una vera “vicinia” sviluppando di nuovo i rapporti di prossimità tra le famiglie…
            Altrettanto interessante il fatto che a questa vita virtuale del paese possono partecipare anche gli emigrati ed infatti ai gruppi di discussione partecipano anche persone dalla Francia e dalla Svizzera e persino dall’Australia.
            Anche la scuola del paese è stata dotata d’un televisore interattivo che sostituisce la classica lavagna, e gli scolari fanno teledidattica usando internet come fonte di informazioni e collegandosi con altre scuole nel mondo che usano sistemi analoghi. Al pomeriggio poi il sistema viene utilizzato per costituire dei gruppi di lavoro per il doposcuola, consentendo ad una sola maestra di seguire più gruppi di scolari che formano, sia sul monitor di casa che su quello della scuola, un aula virtuale. Con questo sistema anche gli scolari che sono ammalati possono continuare a seguire le lezioni da casa. Mentre i genitori possono entrare nelle pagine dei loro figli a scuola per sapere se sono presenti, ma anche per conoscere in tempo reali i voti.
            Nel portale del paese sono state aperte delle pagine per ogni famiglia, pagine fatte in modo che si possano riempire con estrema facilità. A tutti sono state dati degli indirizzi mail nome.cognome@ilpaese.it e il fatto ha contribuito a sviluppare il processo di identificazione. Comunque sono stati anche organizzati degli incontri nei quali i nipoti hanno spiegato ai nonni come riempire le pagine, come chattare, come telefonare con Skype vedendo l’interlocutore, e tutte le famiglie si sono fatte un loro piccolo sito con la storia della loro famiglia.
            Il negozio di alimentari, la macelleria, il fornaio si sono fatti un sito un po’ più complesso con la possibilità di ordinare on line i loro prodotti. Lo stesso hanno fatto anche alcuni produttori locali soprattutto di prodotti agroalimentari. E’ quindi ora possibile per ogni famiglia ordinare da casa la spesa fatta in paese e per i produttori locali si è attivata la “filiera corta”. C’era il problema di chi la dovesse portare la spesa…Il Sindaco è riuscito ad ottenere che le Poste appaltassero ad una cooperativa di giovani il servizio di distribuzione, e questi si sono organizzati per portare oltre che la posta i prodotti ordinati on line…
            Ha aderito al sistema anche il medico del paese, il barbiere, la parrucchiera ed altri prestatori di servizi per cui si possono prenotare visite e incontri, evitando di fare le code. Un giovane un po’ scapestrato, appassionato di informatica, aveva proposto di coinvolgere il parroco per prenotare le confessioni, ma questi si era schermito e l’idea era caduta, come ne erano cadute tante altre…“Le confessioni sono come la morte”, aveva sostenuto il vecchio parroco, “non si possono prenotare!” E di fronte ad una affermazione così categorica ha dovuto arrendersi anche l’entusiasmo del Sindaco per l’innovazione tecnologica.
 Il giovane era invece riuscito a sviluppare un sistema per cui i vecchi potevano riunirsi virtualmente a giocare a carte, ed anche alla morra, evitando di dover uscire con il brutto tempo
Un tempo i Sindaci si distinguevano nel proclamare il loro Comune “denuclearizzato” il nostro volle distinguersi proclamando il nostro come primo Comune “demonetizzato”. Per sua iniziativa la cooperativa dei postini ha definito una convenzione con le poste per la quale gli addetti sono stati dotati d’uno strumento che ricarica le carte di credito. Tutti gli abitanti hanno quindi  avuto in dotazione una carta che viene ricaricata a domicilio e che consente di fare ogni tipo di spesa in paese. Anche il bicchiere di vino al bar viene pagato con la carta e nel paese è scomparso quindi l’uso della moneta. Lo strumento in dotazione ai postini fa anche le funzioni di bancomat, è quindi possibile per  gli abitanti  rifornirsi a domicilio dei soldi che dovranno spendere fuori paese.
Anche il parroco che aveva avuto dei problemi per la prenotazione delle confessioni si è adeguato al sistema ed ha dotato il sacrestano di un lettore di card. Così durante la Messa non gira più con la borsa delle offerte ma con un strumento nel quale i parrocchiani inseriscono la card e digitano l’offerta voluta.
Anche nel mondo delle favole non tutto va a fagiolo… Anche nel nostro paese il Sindaco veniva criticato, come in tutti i paesi, anche se la rivoluzione tecnologica che aveva introdotto aveva del miracoloso, aveva infatti sfatato l’idea che la tecnologia è disumanizzante, e l’aveva trasformata in un mezzo per fare del suo paese una vera “vicinìa”, un mezzo per avvicinare tra loro le persone.

postato da: Diverdalce alle ore 19:37 | link | commenti
categorie: favole e realtà
martedì, 20 ottobre 2009

Una realtà da favola.

CespugliVedendomi preso tra favole del passato e del futuro un amico mi ha fatto avere questa favola del presente.
La SADAE ( Sindrome di Attenzione Deficitaria Attivata dall'Età, si manifesta così:
 
 
Decidi di lavare la macchina ...
Mentre ti avvii al garage vedi che c'è posta sul mobiletto dell'entrata
Decidi quindi di controllare prima la posta
Lasci le chiavi della macchina sul mobiletto per  buttare le buste vuote e la pubblicità nella spazzatura e ti rendi conto che il secchio è strapieno.
Visto che fra la posta hai trovato una fattura decidi  di approfittare del fatto che esci a buttare la spazzatura per andare fino in banca (che sta dietro l'angolo) per pagare la fattura con un assegno.
Prendi dalla tasca il porta assegni e vedi che non hai assegni
Vai su in camera a prendere l'altro libretto, e sul comodino trovi una lattina di coca cola che stavi bevendo poco prima e che t'eri dimenticata lì.
La sposti per cercare il libretto degli assegni e senti che è calda...allora decidi di portarla in frigo.
Mentre esci dalla camera vedi sul comò i fiori che ti ha regalato tua figlia e ti ricordi che li devi mettere in acqua Posi la coca cola sul comò, e lì trovi gli occhiali da vista che è tutta la mattina che cerchi
Decidi di portali nello studio e poi metterai i  fiori nell'acqua
Mentre vai in cucina a cercare un vaso e portare gli occhiali sulla scrivania, con la coda dell'occhio improvvisamente vedi un telecomando.
Qualcuno deve averlo dimenticato lì (ricordi che ieri sera siete diventati pazzi cercandolo)
Decidi di portarlo in sala (al posto suo!!), appoggi gli occhiali sul frigo, non trovi nulla per i fiori, prendi un bicchiere alto e lo riempi di acqua... (intanto li  metti qui dentro...)
Torni in camera con il bicchiere in mano, posi il telecomando sul comò e metti i fiori nel recipiente, che non è adatto naturalmente... e ti cade un bel pò di acqua... ( mannaggia!!!),  riprendi il telecomando in mano e vai in cucina a prendere uno straccio Lasci il telecomando sul tavolo della cucina ed  esci... cerchi di ricordarti che dovevi fare con lo straccio che hai in mano...
 
Conclusione:
 
Sono trascorse due ore:
- non hai lavato la macchina
- non hai pagato la fattura
- il secchio della spazzatura è ancora pieno
- c'è una lattina di coca cola calda sul comò
- non hai messo i fiori in un vaso decente
- nel porta assegni non c'è un assegno
- non trovi più il telecomando della televisione
- né i tuoi occhiali
- c'è una macchiaccia sul parquet in camera da letto
- e non hai idea di dove siano le chiavi della macchina!!
 
Ti fermi a pensare:
 
Come può essere? Non hai fatto nulla tutta la mattina, ma non hai avuto un momento di respiro... mah!!
(fammi un favore rimanda questo messaggio a chi conosci perché io non mi ricordo più a chi l'ho mandato)
E, ... non ridere perché se ancora non ti è successo,...ti succederà!!!
 
 
 

postato da: Diverdalce alle ore 08:05 | link | commenti
categorie: favole e realtà
venerdì, 16 ottobre 2009

Pollicino del futuro.

Ci sarà una volta…così inizia di solito il racconto delle favole…Ma non è vero! Non è così. Le favole iniziano sempre con “C’era una volta”. Certo! Perché le favole di solito si riferiscono al passato ma perché non ci potrebbe essere anche una favola al futuro?...Appunto! E il manoscritto che m’è venuto tra le mani contiene proprio una favola del futuro. Non so a quando risalga esattamente, ma deve trattarsi d’uno degli ultimi testi scritti a mano, prima dell’invenzione della macchina pensierografica. Molti in effetti avevano rinunciato a scrivere a mano già con l’invenzione della macchina dattilografica. Poi con l’avvento del computer, a scrivere a mano erano rimasti solo pochi nostalgici, ma quando finalmente si affermò la pensierografia anche gli ultimi irriducibili lasciarono perdere la penna ed i fogli di carta. Bastava pensare ed il computer metteva nero su bianco, tutto ciò che si aveva pensato. Con una facilità e velocità tale che divenne normale scrivere, mentre nessuno più si prendeva più la briga di leggere ciò che veniva scritto. Fu allora che si presero ad apprezzare gli ultimi fogli scritti a mano, e fu allora che in una soffitta polverosa ebbi la ventura di trovare il manoscritto d’una favola del futuro, che ho fatto la fatica di trascrivere per tutti quelli che ormai non sanno interpretare la grafia manuale…
Ci sarà una volta (così iniziava la favola) quando tutti i bambini, appena nati, saranno sottoposti al rito della condivisione. Dice infatti la legge universale che nei primi otto giorni dalla nascita è fatto obbligo ai genitori, di  sottoporre i neonati al rito che li iscrive nella comunità degli umani. In varie forme, a seconda dei luoghi e della nazioni e secondo particolari usanze locali o credenze religiose, ma in tutto il mondo, i bambini accompagnati dei genitori e da due padrini come testimoni, dovevano entrare nel più vicino luogo della comunità, ove ricevevano il personale microchip che veniva inserito, con un piccolo intervento, sotto la pelle della schiena. Da quel momento, la loro presenza al mondo veniva registrata nel Server Globale, e da quel momento nella Mappa Mondiale sarebbe stato possibile seguire ogni loro spostamento, fino a quando dopo la morte con la cremazione, si sarebbe distrutto il microchip.
            In molti avevano provato a toglierselo. Ma per come era stato inserito, l’operazione risultava impossibile, senza l’aiuto di qualcuno. E sulla faccia della terra non si sarebbe mai trovato nessun essere umano disposto a una operazione del genere. Nessuno si sentiva di compiere il sacrilegio di distruggere lo strumento che garantiva la compartecipazione e condivisione d’un proprio simile al consorzio umano. Sosteneva infatti una verità di fede, che il gesto avrebbe comportato ipso facto la perdita del diritto a condividere l’eternità. E nessuno voleva rischiare l’eternità, per compiere un gesto di solidarietà verso un proprio simile…
            Ci sarà una volta tuttavia, continua la favola del futuro, quando uno riuscirà nell’intento…
In effetti a Pollicino, “un piccolo uomo dal vivace intelletto” l’idea di sapere che in ogni momento c’era qualcuno che poteva controllare dove fosse, e cosa stesse facendo, non andava giù. Una volta, a seguito di una grossa raccomandazione, aveva potuto vedere come funzionava la grande mappa. Era rimasto impressionato da tutto quel brulicare i numeri di codici, che si spostavano, si avvicinavano, si incrociavano. Ad ogni numero, gli aveva spiegato il custode della mappa, corrisponde un essere umano. Se si vuole, lo si può avvicinare fino a vederne la figura e quindi vedere cosa sta facendo.
            “Ma anche in casa?” aveva chiesto timidamente Pollicino.
            “Certo! Fin dentro al bagno…”, gli aveva risposto il custode.
            “Ma, sempre?”
            “Sempre e ovunque!” aveva replicato in tono conclusivo il custode.
Ma proprio in quello Pollicino aveva notato che un gruppo di codici erano spariti per un po’ dalla mappa per riapparire più in là.
            “E quelli?” aveva chiesto, “come mai sono spariti per un po’?”
            “E’ solo un treno entrato i galleria” gli aveva risposto infastidito l’uomo della mappa.
            Pollicino non chiese altro, sicuro d’aver trovato la soluzione, per riconquistare la sua privacy. In effetti alcuni giorni dopo negli edifici del server centrale scoppiò il finimondo: per la prima volta il terminale segnalava la scomparsa d’un codice senza che ci fosse stata una cremazione. Furono chiamati a consulto i più grandi esperti informatici del mondo, che dopo giorni di elaborazione dei più sofisticati algoritmi, intuirono che bastava andare sul posto ove s’era persa la traccia del codice, per vedere che cosa era capitato.
            Fu subito localizzato il posto e si decise per l’invio di una legione di carabinieri a cavallo per svelare il mistero.
            Il comandante la legione trovò il nostro Pollicino nel cuore d’una grotta che si scaldava attorno ad un fuocherello, vestito come nelle favole del passato si dice fossero vestiti gli uomini dell’età della pietra. I carabinieri che, come si sa, sono uomini di spirito, risero alla trovata di Pollicino, ma non rise il comandante in capo della Comunità degli Umani…
            “Guai a chi osa nascondersi alla mia vista!” aveva tuonato. “Voglio che questo Pollicino sia sottoposto ad una pena esemplare”.
            Per decidere sulla pensa furono chiamati i più importanti filosofi. Alla fine dopo estenuanti discussioni durate giorni e giorni prevalse la teoria del contrappasso, per la quale chi aveva cercato di nascondersi doveva essere costretto a mostrarsi. Pollicino così fu issato su una colonna e costretto a finire lassù i suoi giorni, per ricordare a tutti la legge che obbligava ogni umano a condividere la propria presenza nel mondo, con tutti gli altri umani…
            Le favole del passato raccontano di monaci chiamati eremiti che per meditare sceglievano di ritirarsi nelle grotte ed altri detti stiliti che preferivano ritirarsi in cima ad una colonna: Pollicino che voleva far l’eremita fu costretto a fare lo stilita…

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categorie: favole e realtà
sabato, 29 agosto 2009

Il folletto di Berlusconi.

Cap. 1.
Alcuni mesi orsono  il Corriere ha ripubblicato la favola Il gatto dagli stivali di Perrault, io ne ho scoperto una variante che mi pare degna di qualche interesse. Il mugnaio che divise l’eredità tra i suoi tre figli, al terzo non lasciò un gatto, come scrisse Perrault, lasciò invece una vecchia chitarra. Il giovane vedendo che i suoi fratelli avevano avuto in eredità uno il mulino e l’altro l’asino, assalito da un più che giustificato accesso d’ira, stava per distruggere la chitarra sul primo paracarro che s’era trovato a portata di mano…ma in quello, dalla cassa armonica uscì una voce, che pareva quella d’un bambino:
“Non farlo!” supplicò, “ti potrò essere d’aiuto più di quanto tu possa immaginare”.
“Perso per perso!” replicò lui, e  si rimise a tracolla la chitarra.
            La voce non era quella della chitarra, ma quella d’un folletto che vi si nascondeva, e che sapeva suonare delle melodie fantastiche, come se lo strumento fosse stato in mano ad un esperto chitarrista. Il giovane che non sapeva suonare la chitarra, prese a girare le osterie del paese, offrendosi come suonatore. Lui faceva finta di suonare, ed il folletto suonava al suo posto con una maestria ed una sensibilità fuori dal comune.
            Mentre i suoi fratelli sudavano con l’asino e con il mulino, lui faceva i soldi suonando la chitarra. Avrebbe dovuto sentirsi appagato. Ma come si sa nelle disgrazie ci si adatta, invece nella felicità non ci si accontenta mai.
            “Ma cosa vorresti veramente?” gli chiese un giorno il folletto.
            “Vorrei essere io a saper comunicare le emozioni che tu sai comunicare, fingendo il suono della chitarra!”
            “Sarà, come vuoi tu” disse il folletto, e detto fatto entrò nel corpo del giovane, che da quel momento, non solo dimostrò di saper suonare la chitarra, ma prese a parlare con tale finezza oratoria da far incantare chi lo stava ascoltando. Nessuno era più bravo di lui a intrattenere la gente, a raccontare barzellette. Diventato il più bravo comunicatore del Regno iniziò a fare affari e soldi a palate e costruì un impero economico che non aveva uguali.
            Il re gli diede in sposa la figlia e lui ricambiò facendo in modo che tutto il popolo fosse in adorazione del suo re. Tutti erano contenti, perché l’importante non è essere veramente contenti, ma essere convinti di esserlo. Alla morte del suocero, divenne re al suo posto, e non accontentandosi ancora, si fece proclamare imperatore.
 
Cap. 2
            Il giovane suonatore di chitarra diventato imperatore, voleva essere considerato tale, ma come si sa, re di nasce, non si diventa. Non potendo cambiarsi dentro, divenne per lui una ossessione quella del cambiarsi fuori. Passava molto del suo tempo con i chirurghi estetici a trapiantare capelli ed a stirare rughe, e con tutti gli imbonitori  che gli proponevano dei miglioramenti estetici.
 Un giorno gli si presentarono due sarti capaci a loro dire di realizzare un tessuto che nel racconto di Christian Andersen aveva la peculiarità di risultare invisibile agli stolti ed agli indegni.
I suoi cortigiani, richiesti di verificare la veridicità delle affermazioni dei due sarti, non riuscirono evidentemente  a vedere il vestito; ma per non essere giudicati male, lodarono all'imperatore la magnificenza del tessuto. L'imperatore, convinto, si fece preparare dai sarti imbroglioni un abito. Quando questo gli venne consegnato, però, l'imperatore si rese conto di non essere neppure lui in grado di vedere alcunché; come i suoi cortigiani prima di lui, anch'egli tuttavia per non passare per “stolto” decise di fingere e di mostrarsi estasiato per il lavoro dei tessitori.
 Col nuovo presunto abito  sfilò per le vie della città di fronte a una folla di cittadini che applaudivano a gran voce l'eleganza del sovrano. L'incantesimo si spezzò per l’intervento di  un bimbo che, sgranando gli occhi, gridò: "ma non ha niente addosso!"; da questa frase derivò la famosa frase: Il re è nudo.
Può essere sia andata così. L’imperatore era tanto pieno di sé e il suo popolo aveva così perso la testa per il suo imperatore che è plausibile si sia dovuti ricorrere  dall’innocenza di un bambino per scoprire la verità.
Anche in questo caso comunque siamo in possesso d’una variante. I due presentatisi a corte non erano due sarti ma erano due esperti in elettronica ed informatica. Raccontarono di aver inventato lo specchio dei desideri: uno specchio capace di riproporre la tua immagine non come è ma come tu desidereresti fosse. L’imperatore volle provare il nuovo congegno che funzionava a meraviglia perché tutti vorremmo che la realtà rispecchiasse i nostri desideri: si metteva nudo davanti allo specchio, e si vedeva senza pancia, con le membra asciutte e scattanti come quelle di un ventenne.
“Si potesse fare in modo che anche il mio popolo mi veda così!”
“Si può,” gli dissero i due tecnici, “con alcuni microchips opportunamente collocati sotto pelle si otterrà lo stesso risultato”
L’imperatore si sottopose all’operazione e prese a farsi vedere ai suoi cortigiani nella sua villa al mare. “Che corpo da eroe greco!” fu il commento che si passarono tutti di bocca in bocca. Ciò che vedeva lui, per la sua vanagloria, loro vedevano per la loro piaggeria!...
Anche in questa versione fu un bambino, un giorno che il nostro si era avventurato  nella spiaggia pubblica per farsi ammirare. Guardandolo pavoneggiarsi commentò: “Che schifo di vecchio!”
 
 
Cap. 3
 Si perché  anche nel migliore dei mondi possibili gli uomini invecchiano. Il giovane con il folletto,  era diventato un uomo maturo e poi lentamente, pur essendo diventato imperatore, aveva preso  ad invecchiare.
Ma non invecchiano invece i folletti!... E questo divenne di giorno in giorno un problema sempre più grave. Le battute d’un giovane nella bocca d’un vecchio, sembrano  bestemmie dette in chiesa durante una funzione religiosa…Il folletto che era in lui era sempre lo stesso, ma lui era diverso, e ciò che un tempo faceva ridere, ora faceva pena…
La figlia del re prese a vergognarsi d’un marito che era costretto, per colpa del folletto, a mostrarsi spiritoso, ma che ormai faceva ridere solo i suoi valletti, che ridevano a pagamento.
Come sia poi finita non si sa! Sembra che la figlia del re, che era molto più giovane di lui, abbia cominciato a vergognarsi, e sia finita a sposare uno più fine di lui.
Senza più titoli fu allontanato dal castello, ed a  poco a poco tutti si allontanarono da lui…
Il nostro restò solo con la chitarra, che aveva avuto in eredità, ma che però non sapeva suonare….
 
Cap. 4.
Nel capitolo precedente, un po’ troppo sbrigativamente, sono arrivato a parlare della fine dell’Imperatore. Ma non è stato ne facile né agevole liberarsi di lui. Il suo Regno, come quello del Faraone d’Egitto è stato condannato a subire il supplizio delle sette piaghe, prima di riuscire a trovare il suo Mosè.
La prima fu la piaga delle cavallette. Il regno ne fu invaso. Ma non erano cavallette normali che si cibano del verde dei prati, erano cavallette finanziarie che preferivano il verde dei cento euro e dei suoi derivati. A colpi di cento euro e derivati si mangiarono tutti i risparmi del Regno e d’ogni singolo cittadino. Ci fu quindi una terribile carestia. Tanti cittadini non arrivavano alla quarta settimana del mese, un po’ alla volta, neppure alla terza…
Il re si arrabbiò con i suoi messaggeri che continuavano a parlare di carestia. Li pagò tutti perché smettessero di dir bugie e poi emanò un editto per dichiarare che la carestia era solo psicologica e che si doveva curare con l’ottimismo. Il problema non era la fame, ma la fame percepita, ed era questa percezione che si doveva combattere. I sudditi così presero a non percepire la fame ed a morire felici, senza accorgersene…
Per fortuna, alla fine ci fu un intervento di disinfestazione mondiale, che distrusse anche le cavallette del Regno. Ma di questo nel Regno non si parlò, e tutti alla fine si convinsero che era stata la cura dell’ottimismo a far morire le cavallette, ed a porre fine alla carestia…
 
 

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mercoledì, 26 agosto 2009

I Mirtilli.

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Ai margini dell’altopiano, dove il crinale riprende a salire per poi alzarsi a perpendicolo nella roccia della montagna che fa da fondale, si allarga di anno in anno una piantagione spontanea di mirtilli. Sul finire del mese d’agosto, con alcuni amici, sono andato a raccoglierli. Si dovrebbero raccogliere con delicatezza ad uno ad uno… Ma sono così piccoli…ci si metterebbe un giorno intero per raccogliere un kilogrammo. E’ stato quindi inventato uno strumento per facilitarne la raccolta. Una gabbietta con un rastrello in punta. Si rastrella così la pianta di mirtillo, ed i frutti si staccano e si raccolgono nella piccola gabbia.
            Con lo strumento in mano ed un secchiello ove raccogliere i piccolo frutti  di mirtillo color viola, mi ero allontanato dagli amici ed ero finito in un piccola valle. Pareva un cesto naturale con il fondo ricoperto da una stoffa soffice e morbida di arbusti di mirtillo. Il silenzio era assoluto ed il sole d’agosto picchiava forte. Avrei voluto fermarmi a portarmi dentro quel silenzio, a fantasticare guardando  il muoversi delle nubi in cielo, ma ero lì per raccogliere mirtilli e presi quindi a passare il piccolo rastrello sulle piante. Dietro ad un sasso ne notai due un po’ discoste, l’una carica dei piccoli frutti, l’altra senza niente. Passai quindi il rastrello su quella con i frutti, e li raccolsi quasi tutti. Ma strappai anche delle foglie, e lacerai l’arbusto.
            “Te l’avevo detto!” sentii nettamente una vocina che diceva.
            Nel silenzio vuoto che mi circondava l’avevo sentita distintamente… Pensai preoccupato fosse l’effetto del sole d’agosto che mi faceva sentire anche il parlare  delle piante. Eppure l’avevo sentita…Era la pianta senza frutti che aveva detto quelle parole…
            Forse, pensai,  i due arbusti s’erano parlati a primavera. L’uno aveva deciso di farsi bello caricandosi di tanti piccoli frutti, l’altro invece s’era proposto di non produrne nessuno.
            “Se ti sforzi a fare i frutti, verranno gli umani a raccoglierli, e per farlo ti faranno soffrire strappandoti le foglie, lacerandoti la corteccia. Fai come me, non produrre più niente e nessuno verrà a farti del male”.
            Ma così aveva parlato il vecchio arbusto pieno d’esperienza, quello che gli era nato vicino, giovane e pieno di vigore, voleva dar prova di tutta la sua forza riproduttiva. Per questo l’avevo notato!
            L’arbusto pieno d’anni gli aveva senza dubbio aggiunto pure una morale: “Più ti metti in vista e più corri il rischio di subire dei danni”. Ma si vede che anche nel mondo dei mirtilli l’esperienza non è qualcosa che si accetta di ricevere, ma qualcosa che si deve imparare a proprie spese.

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sabato, 08 agosto 2009

Il bue e la rana.

            Anche la rana The Rhesa conosceva il racconto della rana che era scoppiata per voler diventare grossa come il bue. L’aveva sentito da un certo Fedro che voleva spiegare ad altri uomini che “chi non ha possibilità e vuole imitare il potente, finisce male”. Raccontava che una rana aveva visto una volta un bue al pascolo e presa da invidia per tanta grandezza aveva gonfiato la pelle rugosa e poi aveva chiesto ai suoi figli se fosse più grossa del bue. Loro risposero di no. Tese di nuovo la pelle con sforzo maggiore e nello stesso modo domandò chi fosse più grande. Loro dissero il bue. Alla fine, esasperata, mentre cercava di gonfiare ancora di più tutta se stessa, il suo corpo scoppiò e così giacque morta.
            “Ma questa” aggiungeva la rana The Rhesa “è una favola nata nel mondo dei buoi. Le cose in verità sono andate per diversamente!”
            Secondo il suo racconto non era stato la rana a voler imitare il bue, ma viceversa. Al bue infatti che veniva ogni giorno ad abbeverarsi allo stagna gli era venuta la curiosità di sapere che cosa ci fosse sotto all’acqua. La rana invece che dirgli che c’era solo del fango, lo prendeva in giro raccontandogli che sotto all’acqua c’era di nuovo un prato, ma con un erba particolare così gustosa…da non potersi dire, se non si provava.
            Al bue era cresciuto di giorno in giorno il desiderio di quell’erba speciale, fin che un giorno decise di immergersi nell’acqua come la rana…In un battibaleno sprofondò nel fango e morì annegato. Il suo corpo venne a galla solo alcuni giorni dopo, gonfio a dismisura…La rana vi salì sopra e tenne una lezione a tutti i ranocchi dello stagno su come non ci si deve comportare secondo la propria natura: non può una rana diventare grossa come un bue, ma il bue non può nuotare nell’acqua come sa fare la rana.
 

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martedì, 28 luglio 2009

Il corvo e la volpe.

100D2083            Tra le favole che la rana The Rhesa amava raccontare ai ranocchi perché si addormentassero c’era quella della volpe e del corvo. Anche lei aveva sentito d’una versione che andava per la maggiore tra gli umani. Si diceva che una volpe avendo visto un corvo rubare da una casa un pezzo di formaggio aveva preso ad elogiarne la bellezza. “Immagino che un uccello così bello non possa che avere una voce altrettanto bella”, aveva aggiunto la furba. Lo stupido corvo aprì il becco per dare una dimostrazione della voce, e lasciò cadere il formaggio che la volpe raccolse e si mangiò, ridendo della propria furbizia e della stupidità. del corvo.
            Ma la versione che ci si tramandava nello stagno era un’altra. Il corvo che, secondo le rane, è un uccello molto intelligente, capì subito il tranello architettato dalla volpe e stette al gioco. Sentendosi elogiare dalla volpe per la bellezza, ed avendo sentito la richiesta di dar dimostrazione della voce, depose il formaggio all’incrocio di due rami, e si spostò mettendosi a perpendicolo sulla volpe. Prese quindi a pavoneggiarsi…così almeno credeva la volpe. Si stava invece soltanto impegnando con tutta la forza, come un uomo sul water,  per superare la stitichezza che lo tormentava da alcuni giorni. E quando ci riuscì diede una gracchiata di gusto a pieni polmoni.
            “Ma come?” si lamentò la volpe che se l’era presa proprio in faccia. “Io ti faccio i complimenti e tu mi riempi di merda!”
            “Non so che farci!” replicò il corvo “noi siamo uccelli molto schietti, non abbiamo l’oratoria fine delle volpi, e nella nostra schiettezza siamo soliti dire che “è meglio smerdare che essere smerdati”.
            “Si deve scusare la volgarità dei corvi!” commentava la rana The Rhesa, “ma se lasciamo perdere la forma, nella battuta del corvo c’è tanta saggezza”.
            Se poi al racconto della rana si volesse aggiungere un commento da umani, non si potrebbe non notare come il corvo diventi stupido od intelligente a seconda di dove e del perché si voglia raccontare le favole che lo riguardano!...

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sabato, 27 giugno 2009

Il cuoco poeta.

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Gianni “del Roma”.
 
Il piatto bianco
come carta del poeta
a scrivere segni
per svelare segreti
venuti dal tempo,
voci di vecchi
udite da bimbi
formule magiche
di sapori rubati
alle erbe ed ai fiori.
 
Il piatto tondo
tela d’artista
per un medaglione
di colori rapiti
al verde dei prati
che esplode
a primavera,
alla tavolozza bruciata
del bosco d’autunno.
 
Bicchieri in fila
canne d’organo
a riproporre i suoni
del respirar del vento
quando l’alba
infrange il cristallo
della notte
e la natura s’impasta
dell’umore della rugiada
 
In trionfale entrata
gambi di granoturco
come croci a S.Pietro
per la sorpresa
d’una pannocchia
rubata al bambino
che corre ancora
sui prati di Carnia.
 
Diver Dalce.
         
   Commento di Igino Piutti.        
            Non a tutti è dato il dono d’essere poeti. Ma quando l’intenzione è degna, si può scusare anche un risultato inadeguato. Diver cerca con i versi di essere all’altezza del ricordo che serba di Gianni del Roma. Se non ci è riuscito, credo si possa scusare usando quello che ha scritto per capire ciò che voleva dire. Voleva presentare la cucina di Gianni come poesia, come arte pittorica, come musica e Gianni come poeta, pittore e musicista.
            La tradizione in Carnia si tramanda con le favole dei vecchi raccontate ai bambini. Chi ha solo passato, s’incontra con chi ha solo futuro. Chi vive il presente è troppo impegnato a vincere sul quotidiano, aspro e difficile. Con l’eccezione di qualche poeta nella tradizione dei Bardi degli antenati Celti.
            Non so se Gianni sapesse dei Celti. A quei tempi sull’argomento era famosa soltanto la frase di Luciano Cella: “odio i Celti e i socialisti”, e nessuno s’era chiesto perché a Luciano l’atmosfera del Roma avesse suggerito questo strano ed originale accostamento.
            Diver che crede d’aver scoperto nei Celti una spiritualità raffinata nel rapporto con una natura sentita come vivente, vede Gianni come l’ultimo dei Carni, l’ultimo capace di sentire il sentimento poetico nell’immagine d’un fiore che diventa sapore, colore, emozione.
            Gianni ci viene così presentato all’alba forse pensando ad una uscita di caccia con le mani nell’erba umida di rugiada: il piacere di sentire l’umore della natura come quello di sentire le mani umide dei suoi impasti. Gianni bambino a rubar pannocchie…

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